Etna



Etna, dove la terra trema

Etna

Fontane di lava, esplosioni, terremoti, magma incandescente che scivola lentamente nelle valli con inarrestabili colate distruttrici, nudi e freddi campi di scorie taglienti, distese inani-mate di sabbia e cenere, deserto lavico. Sono queste immagini di desolazione, di morte biolo-gica e di pericolo che, di solito, vengono in mente quando si parla di un grande vulcano at-tivo come 1′Etna. Ad alimentare e diffondere questa visione univoca, quindi distorta e spesso retorica, hanno contribuito largamente i mass-media i quali si occupano del territorio etneo solo quando una delle sue frequenti eru-zioni ricopre campi coltivati, distrugge abita-zioni rurali o mette in pericolo i numerosi cen-tri urbani che cingono le pendici del vulcano. Ai ‘non nativi’ appare addirittura irresponsa-bile abitare intorno all’Etna, e per molti di loro persino una fugace visita turistica sul vulcano viene vista come una vera e propria avventura da raccontare ai nipoti. Le cose, naturalmente, non stanno cosi. L’Etna, proprio perche e un vulcano in perenne attivita, e molto meno peri-coloso di altri, come ad esempio il Vesuvio o Vulcano. I lunghi periodi di assoluta stasi di questi ultimi, infatti, sono sempre il preludio di eruzioni violentissime e distruttrici. Come una bottiglia di champagne senza tappo, 1′Etna, con i suoi quattro crateri sommitali attivi, ha modo di scaricare gran parte delle sue pressio-ni interne. Quando la lava si infiltra nei fianchi del vulcano e riesce a perforarli, precede poi verso valle sempre piuttosto lentamente, dan-do il tempo di evacuare le aree abitate interes-sate dall’eruzione.
Dal 1987 gran parte del vulcano e protetto dai confini di un parco naturale, istituito dalla re-gione Sicilia per salvaguardare definitivamen-te gli innumerevoli e sorprendenti valori geo-logici, botanici e faunistici che 1′Etna possiede. Scenari di estrema spettacolarita come la valle del Bove, come le numerose grotte di scorri-mento lavico; inattesi boschi di pino laricio, di faggio e di betulla; specie vegetali peculiar! co¬me Fastragalo, la romice, il cerastio; animali rari quali il gatto selvatico, la coturnice sicilia-na; panorami selvaggi e grandiosi che variano radicalmente a seconda dei versanti, fanno del-1′Etna un’area naturalistica di valore assoluto
Un paesaggio ‘lunare’, con pinnacoli e concrezioni solfifere caratterizza la fascia d’alta quota dell’Etna.

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capace di attrarre irresistibilmente 1′interesse del visitatore e dello studioso. Alle quote piu basse, fuori dai confini delle aree protette, an-che la cultura e la civilta deH’uomo offrono un insieme altrettanto composito e vario di valori etnici, tradizionali e architettonici. Gli uomini, infatti, hanno vissuto sul vulcano da sempre. In alcune grotte di scorrimento la-vico sono stati trovati reperti appartenenti al neolitico; il territorio di Adrano era gia densa-mente abitato nella preistoria divenendo una potente citta greca sotto Dionisio I; in epoca romana erano famose le acque sulfuree delle terme di Acireale e la cerchia di castelli che at-tornia il vulcano testimonia la vitalita economi-ca e politica dell’area etnea nel medioevo. L’uomo e stato attirato lungo i fianchi dell’Et-na dall’abbondanza d’acqua, di selvaggina, di legname e, soprattutto, dalla fertilita del suo terreno. Quel suolo vulcanico che un tempo era coperto da foreste fittissime che si estendeva-no fino al mare, oggi ospita agrumeti, vigne, pistacchieti, noccioleti e meleti che hanno con-quistato pienamente il diritto a far parte del ti-pico paesaggio etneo. L’agricoltura retta con i metodi tradizionali, i prodotti tipici, i muretti a secco e i terrazzamenti in pietra lavica, le masserie, i palmenti, i casolari sparpagliati co-me coriandoli lungo le pendici del vulcano, so¬no divenuti anch’essi valori da salvaguardare e tutelare al pari dei centri storici dei paesi et-nei.Virtual tour Zafferana Etnea
Come una cintura di avamposti di presenza umana, numerosi centri urbani circondano 1′Etna e, in ognuno di essi, abili mani d’artigia-ni hanno trasformato la fredda e ostile pietra lavica in pregevoli basolati e marciapiedi, in splendidi portali, in decorazioni mirabili di chiese, di ville patrizie, di case padronali. Purtroppo, negli ultimi venti, trent’anni, come e accaduto un po’ dovunque in Italia, sono giunti anche sull’Etna la speculazione edilizia, 1′abusivismo selvaggio, le miriadi di seconde e terze case, la cementificazione, il pullulare di strade carrozzabili e la cattiva amministrazio-ne pubblica, che hanno finito per stravolgere aree di grande pregio. Nonostante tutto, il ter-ritorio etneo e ancora in grado di offrire al visi-tatore un patrimonio naturale, arc’hitettonico, storico ed etnico-tradizionale d’eccezione. La cultura dell’uomo, come la vita di animali e piante selvatiche, e segnata dai suo stretto rapporto con il vulcano. Cio ha create un microcosmo nel quale profumi, colori, sapori, at-teggiamenti, abitudini e tradizioni si diversifi-cano da quelle del resto della Sicilia: come se l’Etna fosse un’isola nell’isola. Chi vive sul vulcano lo chiama semplicemente a muntagna, quasi a voler esorcizzare quella sua tremenda, nascosta forza sotterranea. Nei secoli l’Etna l’ha più volte utilizzata per piega¬re la ferrea volontà di insediamento di questa gente e così il fatalismo endemico dei siciliani è qui che raggiunge il suo apice. Gli etnei sono sempre consapevoli che il frutto della loro fati¬ca è comunque qualcosa di provvisorio, preso hi prestito a tempo indeterminato da un gigan¬te che, quando vuole, può chiederne restituzio¬ne immediata, senza preavviso. Ogni volta che scassa a muntagna (che la montagna si apre per un’eruzione) sarà solo il destino a decidere a chi toccherà lo sfratto.

L’ambiente e le strade

L’Etna e alto m 3323 ma e soprattutto un grandiose nodo vulcanico. La sua formazione ha avuto tre fasi principal!; la prima ebbe inizio nel quaternario quando, al posto dell’attuale vulcano, si doveva aprire un vasto golfo. Intor-no a seicentomila anni fa si ebbero i primi feno-meni eruttivi sottomarini che, a poco a poco, riempirono quel golfo eon il niateriale emesso eostituendo quella che si puo definire la base del future complesso etneo. Nella seconda fa-se, iniziata circa centocinquantamila anni fa, si e avuta 1′emersione dell’area e una successiva intenaiaaima attivita subaerea a opera di tutta una serie di crateri adiacenti come il Colonna, il Trifoglietto, il monte Po, oggi quasi total-mente sprofondati, erosi o seomparsi. Le loro imponenti emission! laviche fecero crescere I’edificio vulcanico formando il cosiddetto ‘Et¬na primordiale’. La fase piu reeente e iniziata appena diecimila anni fa, appena un attimo nel-la vita del noatro pianeta. E stata caratterizza-ta dal considerevole innalzamento del vulcano per 1′azione del sistema eruttivo del Mongibel-lo che si e via via sviluppato fino a raggiungere lo stato attuale.Etna
A testimoniare un’attivita composita e instan-cabile, centinaia di antichi erateri costellano i fianchi dell’Etna fino alia base e oltre. Sulla sommita i crateri attivi sono quattro: il Centrale, la Bocca nuova, il nord-est e il sud-est, il piu attivo negli ultimi dieci anni. Le eruzioni dell’Etna possono essere terminal!, subtermi-nali e lateral!.
Le prime due intereasano le zone sommitali del vulcano e sono manifestazioni soprattutto di tipo ‘stromboliano’ quindi con forti esplosio-ni, fontane laviche, lancio di material! a grandi

distanze. Quelle laterali, invece, sono caratte-rizzate dall’apertura lungo i fianchi del vulcano di fratture eruttive radiali precedute spesso da notevoli crisi sismiche. Alia breve faae pa-rossistica iniziale segue un’imponente emissio-ne di magma che scorre pero in maniera in-cruenta e regolare. Queste emiasioni possono durare giorni, mesi o addirittura anni rico-prendo grand! diatanze verso valle e mettendo in pericolo gli insediamenti umani. Le colate sono formate soprattutto da lave di tipo AA, particolarmente viscose, che danno engine a superfici assai scabrose. Meno fre-quenti aono le lave di tipo Pahoehoe (terniine hawaiano che identifica lave molto fluide) le quali formano superfici solide molto compatte. Su queate ultime colate si trovano numerose, atupefacenti morfologie esterne tra cui le ‘lave a corde’, i megatumuli, i ‘dammusi’ e le grotte di scorrimento lavico.
cratere etnaUna ricca vegetazione ricopre variamente il vulcano e puo essere auddivisa per fasce altitu-dinali. Alle quote piu basse, fino ai 1100 m vi sono aree agricole le cui colture variano a se¬conda dei versanti del vulcano. Intorno ai 1400-1500 m queste colture lasciano definitiva-mente il posto a vasti castagneti, leccete, di-stese di roverella e di ginestra. Salendo di quo¬ta si raggiunge il limite dei boschi di pino lari-cio che non supera i 1800 metri. I faggi e le be-tulle, invece, riescono a spingerai ancora piu in alto. Oltre i 2000 m la vegetazione arborea vie-ne sostituita dai pulvini spinosi dell’astragalo (Astragalus siculus; in dialetto, spinosanto), una delle numerose specie esclusive del vulca¬no. A essi si associano spesso altre piante come il senecio, il eerastio, il Galium, la saponaria, cespugli di crespino e alcune viole endemiche che fioriseono all’inizio dell’estate. A partire dai 2500 m sembra che la vita si fermi di fronte al deserto lavico. Invece le basse, modeste piantine della Rumex, del senecio, dell’Antfee-mis e dell1′Hypocheris robertia riescono a spin-gerai fino ai 3000 m di quota. Quando la presenza massiccia dell’uomo e la forte pressione venatoria non 1′avevano ancora relegata nelle zone piu alte del vulcano, Etna ospitava una fauna ricchissima, oggi molto ridotta, soprattutto riguardo ai mammiferi. La viabilita nel territorio etneo e buona. Molte strade, forse meglio dire troppe, conducono sul vulcano e sono facilmente raggiungibili dall’au-tostrada Messina-Catania. Di particolare sug-gestione la strada Mareneve che collega i paesi etnei con le aree turistiche d’alta quota di Piano Provenzana (Etna nord) e del rifugio Sapienza (Etna sud).
E, naturalmente, l’Etna e anche piu che un luogo geografico: fucina di Efesto, patria di Polifemo, nella sua bocca di fuoco scomparve Em-pedocle, e Teodorico vi fu trascinato dal demo-nio; nelle sue viscere dome il auo sonno magico Artu. Delle tante voci del pasaato — Pindaro, Goethe, De Amicis — auona apparentemen-te piatta quella di Pietro Bembo che nel 1496 scriveva: “Neasuno, che non abbia visto l’Et

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