
L ’insediamento di Pantalica si è sviluppato su uno sperone roccioso, che domina la confluenza della valle del Calcinara nella valle dell’Anapo, congiunto al retrostante altipiano solo da uno stretto istmo, la sella di Filipporto, o “Porta di Pantalica”.
Il dosso incombe con altissime balze scoscese, quasi sempre a strapiombo, sul letto dei due corsi d\’acqua che scorrono in valli strettissime.
La sua superficie si estende per una lunghezza di circa 1.200 metri in senso NE-SO, con una lunghezza di circa 500 metri in senso NO-SE.
Oggi Pantalica è la più importante necropoli in Europa per vastità e numero di tombe a grotticella artificiale scavate nelle balze rocciose che danno ad esse l’aspetto di immensi alveari.
Le tombe sono circa 5.000, suddivise in cinque diverse necropoli
- La necropoli di Nord-Ovest , una delle più antiche della zona (XII-XI sec a.C.) con circa 600 tombe, riunite in cinque gruppi principali;
- la necropoli Nord , la più vasta e scenografica, con forse 1.500 tombe, sono le più antiche, datate all’incirca tra il XII e XI secolo a. C.
- Allo stesso periodo appartiene il mediano fra i tre grandi gruppi di tombe della necropoli Sud .
- La necropoli di Filiporto (a 9 Km da Ferla) è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell’Anapo, esse appartengono all’ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.);
- La necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con circa 300 tombe, più una cinquantina di tombe nello sperone sovrastante la confluenza del Calcinara nell’Anapo, e la necropoli estendentesi sull’opposta sponda del Calcinara con almeno un centinaio di tombe, appartengono ad un momento più tardo e cioè fra il IX e VIII secolo a. C. Quest’ultima necropoli è ricca di presenze e abitazioni bizantine
Si constata anche la scarsezza, se non la totale assenza, di testimonianze di una fase intermedia, quella, databile fra il X e il IX secolo, a cui invece appartiene la gran massa delle tombe della necropoli di Cassibile.
François Villard, ha avanzato l’ipotesi che Pantalica può identificarsi con l’antica Hybla, il cui re Hyblonconcesse ai megaresi di Lamis di stanziarsi in una parte del suo territorio e di fondarvi Megara Hyblaeanel 728 a.C.; Pantalica infatti appare come il maggiore insediamento dell’età del bronzo del retroterra megarese. Insediamento fiorito attraverso più di cinque secoli, assai prospero nell’età immediatamente precedente la fondazione di Megara, ma sopravvissuto anche dopo di essa.
La successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione del regno di Hyblon, essendosi il regno di Siracusa espanso sino all’entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C.
Di questa epoca restano a Pantalica le vestigia del cosiddetto “Palazzo del Principe” o Anaktoron, un edificio megalitico di grossi blocchi, con diverse stanze rettangolari, un’evidente imitazione dei palazzi micenei tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza di maestranze micenee in Sicilia.
Ne rimangono purtroppo soltanto i blocchi di fondazione che fanno però capire quanto fosse straordinaria la costruzione in un’epoca così remota. L’edificio fu modificato e riutilizzato in epoca bizantina.
Si aggiungano le fortificazioni della Porta di Pantalica, costituita da un trincerone scavato nella viva roccia, sbarrante la sella di Filipporto e dal muro che lo rincalza, che appartengono peraltro all’età greca.
L’area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo, quando le popolazioni stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi, dovendo cercare rifugi sicuri li trovarono nei suoi ripari inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina.
Il nome di Pantalica è senza dubbio di età bizantina.
Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina ed i resti dei piccoli oratori rupestri del Crocifisso e di San Nicolicchio .
Il primo studioso ad occuparsi di Pantalica fu l’archeologo Paolo Orsi . L’abitato non è mai stato individuato. Con ogni probabilità, trattandosi di capanne di materiale deperibile, non ne rimangono tracce.
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Catania deriverebbe dal siculo Katane, che significa grattugia, scorticatoio, dal terreno lavico su cui sorge. I mitologi antichi favoleggiano dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che avrebbero abitato l’area della Sicilia che comprende oggi l’Etna, Catania e Lentini. I primi, noti per la leggenda narrata nell’Odissea, sarebbero stati esseri giganteschi e mostruosi con un solo occhio, che, ancora secondo Correnti, possono essere spiegati o come personificazione dei crateri dell’Etna o dalla presenza di crani di elefanti nani, certamente esistiti nell’Isola, in cui il buco della proboscide venne interpretato come cavità oculare. Nell’Odissea Polifemo, il capo dei Ciclopi, accecato con astuzia da Ulisse, avrebbe scagliato dei massi enormi per cercare di colpire il natante dell’eroe greco, senza riuscirvi. Questi massi, caduti in mare, sarebbero i Faraglioni e l’isola Lachea, antistanti Acitrezza. I secondi, i Lestrigoni, ancora secondo le leggende narrate da Omero, erano anch’essi di statura gigantesca ed antropofagi ed avrebbero abitato le terre di Lentini.




ro d’occidente. Di quell’epoca restano molte testimonianze, come la famosissima 













