Archive for marzo, 2009

Pantalica

pantalica
L    ’insediamento di Pantalica si è sviluppato su uno sperone roccioso, che domina la confluenza della valle del Calcinara nella valle dell’Anapo, congiunto al retrostante altipiano solo da uno stretto istmo, la sella di Filipporto, o “Porta di Pantalica”. 
Il dosso incombe con altissime balze scoscese, quasi sempre a strapiombo, sul letto dei due corsi d\’acqua che scorrono in valli strettissime. 
La sua superficie si estende per una lunghezza di circa 1.200 metri in senso NE-SO, con una lunghezza di circa 500 metri in senso NO-SE.
Oggi Pantalica è la più importante necropoli in Europa per vastità e numero di tombe a grotticella artificiale scavate nelle balze rocciose che danno ad esse l’aspetto di immensi alveari.
Le tombe sono circa 5.000, suddivise in cinque diverse necropoli 
- La necropoli di Nord-Ovest , una delle più antiche della zona (XII-XI sec a.C.) con circa 600 tombe, riunite in cinque gruppi principali;
- la necropoli Nord , la più vasta e scenografica, con forse 1.500 tombe, sono le più antiche, datate all’incirca tra il XII e XI secolo a. C. 
- Allo stesso periodo appartiene il mediano fra i tre grandi gruppi di tombe della necropoli Sud .
- La necropoli di Filiporto (a 9 Km da Ferla) è composta da un migliaio di tombe che si estendono sulle pendici e nella conca dell’Anapo, esse appartengono all’ultima fase della città (IX-VIII secolo a.C.); 
- La necropoli della Cavetta del IX-VIII secolo a.C. con circa 300 tombe, più una cinquantina di tombe nello sperone sovrastante la confluenza del Calcinara nell’Anapo, e la necropoli estendentesi sull’opposta sponda del Calcinara con almeno un centinaio di tombe, appartengono ad un momento più tardo e cioè fra il IX e VIII secolo a. C. Quest’ultima necropoli è ricca di presenze e abitazioni bizantine

Si constata anche la scarsezza, se non la totale assenza, di testimonianze di una fase intermedia, quella, databile fra il X e il IX secolo, a cui invece appartiene la gran massa delle tombe della necropoli di Cassibile.
François Villard, ha avanzato l’ipotesi che Pantalica può identificarsi con l’antica Hybla, il cui re Hyblonconcesse ai megaresi di Lamis di stanziarsi in una parte del suo territorio e di fondarvi Megara Hyblaeanel 728 a.C.; Pantalica infatti appare come il maggiore insediamento dell’età del bronzo del retroterra megarese. Insediamento fiorito attraverso più di cinque secoli, assai prospero nell’età immediatamente precedente la fondazione di Megara, ma sopravvissuto anche dopo di essa.
La successiva nascita ed espansione di Siracusa determinò la distruzione del regno di Hyblon, essendosi il regno di Siracusa espanso sino all’entroterra, con la fondazione di Akrai nel 664 a.C. 
Di questa epoca restano a Pantalica le vestigia del cosiddetto “Palazzo del Principe” o Anaktoron, un edificio megalitico di grossi blocchi, con diverse stanze rettangolari, un’evidente imitazione dei palazzi micenei tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato la presenza di maestranze micenee in Sicilia. 
Ne rimangono purtroppo soltanto i blocchi di fondazione che fanno però capire quanto fosse straordinaria la costruzione in un’epoca così remota. L’edificio fu modificato e riutilizzato in epoca bizantina.
Si aggiungano le fortificazioni della Porta di Pantalica, costituita da un trincerone scavato nella viva roccia, sbarrante la sella di Filipporto e dal muro che lo rincalza, che appartengono peraltro all’età greca.
L’area della necropoli non sarà mai del tutto abitata in epoca greca; dovremo attendere i primi secoli del Medioevo, quando le popolazioni stremate dalle incursioni dei barbari, dei pirati e poi degli arabi, dovendo cercare rifugi sicuri li trovarono nei suoi ripari inaccessibili; si hanno così le testimonianze di epoca bizantina. 
Il nome di Pantalica è senza dubbio di età bizantina. 
Ancora oggi sono visibili i resti delle abitazioni scavate nella roccia in epoca bizantina ed i resti dei piccoli oratori rupestri del Crocifisso e di San Nicolicchio .
Il primo studioso ad occuparsi di Pantalica fu l’archeologo Paolo Orsi . L’abitato non è mai stato individuato. Con ogni probabilità, trattandosi di capanne di materiale deperibile, non ne rimangono tracce.
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Valle Dell’Anapo

pantalica

Il fiume Anapo è il principale dei numerosi corsi d’acqua degli Iblei e, per lunghezza, uno dei maggiori della Sicilia. Nasce a un centinaio di metri al di sotto di Monte Lauro (mt. 986) e da lì, scorrendo verso oriente, arriva al mare sfociando nel porto grande di Siracusa. Il plateau ibleo, ossatura della Sicilia Sud Orientale, è ritenuto far parte della placca (avanpaese) africana e quindi di un’area stabile che, poco deformata durante l’orogenesi alpina, è stata poi successivamente sollevata con tettonica distensiva assumendo l’aspetto di una struttura allungata da NE a SW, contornata e attraversata da numerose faglie e fratture con diversa orientazione che ne condizionano la sismicità. I monti Iblei costituiscono una barriera che favorisce le precipitazioni meteoriche che, in media, sono più abbondanti nel tardo autunno e nell’inverno, mentre sono scarse o assenti in estate. Durante il secolo scorso, in inverno, era invece frequente la caduta della neve che veniva conservata in apposite costruzioni a cupola, le niviere, incassate nel terreno e diffuse nei pressi dei Comuni montani. La natura geologica e la tettonica delle rocce presenti consente poi una buona permeabilità per la penetrazione delle acque nel sottosuolo. Viene qui preso in esame il corso del fiume e in particolare l’alta valle dell’Anapo, cioè la parte che dalla ex stazione di Buscemi giunge fino alla contrada Fusco, poco a sud-est di Sortino. Non vengono descritti gli affluenti che pur determinanti per il regime fluviale principale, rientrano comunque nel contesto generale delle caratteristiche geologiche e idrologiche dell’Anapo. Il corso del fiume, per le sue caratteristiche geomorfologiche e di orientazione generale, può essere suddiviso in tre tratti:  Un primo tratto, per circa un settimo della lunghezza totale, si dirige, con direzione NW-SE, da Monte Lauro alle porte di Palazzolo Acreide.  Un secondo tratto, che condivide circa il resto del percorso con la terza parte, cambia direzione verso NE fino alla contrada Fusco.  Un terzo ed ultimo tratto, si rivolge verso SE scorrendo dalle falde di Monte Climiti fino al mare.

La Sicilia non finirà mai di stupire

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Megara Iblea

megara ibleaMegara iblea Fu fondata nel 728 a.C. da colonizzatori megaresi, i quali in precedenza si erano insediati nei pressi di Trotilon (l’attuale Brucoli), a Leontini ed a Thapsos. Tucidide narra che venne fondata dall’ecista Lamis, proveniente da Megara Nisea che morì nella poco distante Thapsos. Secondo la tradizione il fondatore ottenne la terra su cui istituire la colonia dal re siculo Iblone. In segno di gratitudine la nuova città assunse anche l’appellativo di Iblea. Circa cento anni dopo, gli iblei, probabilmente in cerca di nuovo suolo destinato al loro sviluppo, fondarono Selinunte Gli scavi si sono protratti fino al 1891 con lo scopo al riportare alla luce la parte nord-occidentale della città sono dovuti al lavoro degli archeologi francesi Georges Vallet e François Villard. La città era lambita a nord dal porto ed aveva una necropoli contenente circa un migliaio di tombe. Numerosi resti archeologici sono tuttora visibili sul sito, frutto degli scavi effettuati nell’immediato dopoguerra, grazie al grande contributo dei già citati Vallet e Villard e degli archeologi italiani Luigi Bernabò Brea e Gino Vinicio Gentili. La conservazione della sua struttura urbanistica originaria è stata permessa dalla mancata urbanizzazione in epoca moderna.

Virtual Tour

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Messina

sacrario MessinaMessina A circa 90 Km da Catania e circa 230 km da Palermo, stretta tra le coste ionica e tirrenica ed i monti Peloritani, si affaccia con il suo grande porto naturale (militare e commerciale), chiuso dalla penisoletta a forma di falce di San Raineri, di fronte a Villa San Giovanni e poco più a Nord rispetto a Reggio Calabria.

La città si sviluppa prevalentemente in senso longitudinale lungo la costa dello Stretto senza soluzione di continuità da Giampilieri Marina a Capo Peloro per 34 kilometri nella fascia jonica. La fascia tirrenica, di 24 km, si estende da Capo Peloro a Orto Liuzzo. L’area urbana centrale, che può essere racchiusa tra i torrenti Annunziata e San Filippo — oggi coperti dal piano stradale, — è lunga circa 12 km, con scarsa propensione verso ovest dovuta ai contrafforti collinari dei Peloritani, che impediscono lo sviluppo di un ampio reticolato urbano geometrico in detta direzione. L’estrema vicinanza dei monti conferisce alla parte occidentale della città una certa pendenza, superata con scalinate e attraversata dalla panoramica circonvallazione a monte. Sono presenti numerose “intrusioni urbane” verso l’interno collinare in corrispondenza delle brevi pianure dei torrenti, che tendono a inglobare come quartieri alcuni dei più antichi casali del territorio cittadino (i cosiddetti “Villaggi”, che sono 48).

Messina è al centro di una zona agricola, con la produzione di agrumi (tra cui il limone Interdonato, l’arancio, il mandarino e il mandarancio o clementina), frutta, ortaggi e dei vini D.O.C. Faro e Mamertino. La città è sede universitaria dal 1548, dell’Arcidiocesi Protometropolitana di Messina – Lipari – Santa Lucia del Mela ed Archimandritato del Santissimo Salvatore e di un’antica Fiera Internazionale. Il porto è anche sede di un antico Arsenale militare e di cantieri navali civili (Rodriguez e Palumbo).

Il settore turistico si è sviluppato negli ultimi anni con la presenza annuale in città dei croceristi, risollevando Messina da una grave crisi nel settore dovuta alla vicinanza dei grandi poli di attrazione in Provincia di Taormina, di Milazzo e delle Isole Eolie (che fanno della provincia la seconda più visitata del Meridione d’Italia dopo Napoli e la prima in Sicilia). Nel 2008, si è calcolato che sono stati 355 mila i croceristi che sono sbarcati al porto della città. A ciò va sommato almeno lo stesso numero di presenze non legate al crocerismo. È tuttavia da precisare che il crocerista è da definirsi “visitatore” e “non un turista “in quanto non risiede nella città per motivi di svago per almeno 24 ore.

Con le dovute distinzioni tra turisti e non turisti, le statistiche danno il settore turistico in netta crescita rispetto agli anni passati, soprattutto per quanto riguarda le presenze di turisti stranieri, attratti dalle bellezze artistiche (centro storico e monumenti, Museo Regionale con le famose opere di Antonello e Caravaggio) e da quelle naturalistiche (Capo Peloro, laghi di Ganzirri, monti Peloritani).

Particolarmente vivo il settore balneare, che registra un notevole interesse da parte di cittadini e turisti, in particolare per le coste della zona Nord, intorno a Capo Peloro(il punto più vicino alla costa calabrese, in cui sorge il famoso faro), che si affacciano sul Mar Ionio (e dunque sullo Stretto) e sul Mar Tirreno.Anche qui è necessaria una netta distinzione tra turisti ed i cittadini che risiedono fuori per motivi di lavoro e che ritornano in città per le vacanze estive, aumentando certamente i consumi, ma non potendo essere definiti turisti nel senso tecnico della parola.

La “riscoperta” turistica di Messina apre la via ad un possibile ma mai attuato sviluppo nel campo, soprattutto in considerazione dell’amplissima gamma di paesaggi che la stessa sola città può offrire: dal mare della zona portuale a Capo Peloro, alla città con i suoi storici monumenti, dalle riviere alle colline, costellate dai numerosi villaggi del Comune, fino alle vette dei monti Peloritani, che giungono proprio sopra la città ai 1127 m d’altezza di Antennammare o Dinnammare, sede di un famoso santuario mariano, da dove si gode un incomparabile panorama sulla città e sullo Stretto.

È già attivo il servizio di autobus turistici scoperti della City Sightseeing, già presente nelle principali località turistiche internazionali.

da wikipedia

 

Dove Dormire: Hotel  Bed and Breakfast Casa vacanze camping Agriturismi

 

Dove Mangiare: Ristoranti

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Catania

monumento a Bellini CataniaCatania deriverebbe dal siculo Katane, che significa grattugia, scorticatoio, dal terreno lavico su cui sorge. I mitologi antichi favoleggiano dei Ciclopi e dei Lestrigoni, che avrebbero abitato l’area della Sicilia che comprende oggi l’Etna, Catania e Lentini. I primi, noti per la leggenda narrata nell’Odissea, sarebbero stati esseri giganteschi e mostruosi con un solo occhio, che, ancora secondo Correnti, possono essere spiegati o come personificazione dei crateri dell’Etna o dalla presenza di crani di elefanti nani, certamente esistiti nell’Isola, in cui il buco della proboscide venne interpretato come cavità oculare. Nell’Odissea Polifemo, il capo dei Ciclopi, accecato con astuzia da Ulisse, avrebbe scagliato dei massi enormi per cercare di colpire il natante dell’eroe greco, senza riuscirvi. Questi massi, caduti in mare, sarebbero i Faraglioni e l’isola Lachea, antistanti Acitrezza. I secondi, i Lestrigoni, ancora secondo le leggende narrate da Omero, erano anch’essi di statura gigantesca ed antropofagi ed avrebbero abitato le terre di Lentini.

Catania è una delle poche città in Italia ad offrire paesaggi tanto diversi concentrati in un solo sito. Sorge sulla costa Cataniaorientale dell’isola, ai piedi del vulcano Etna (il più alto d’Europa) e a metà strada tra le città di Messina e Siracusa. Il suo territorio comprende anche una vasta fetta della piana di Catania e tutto il Calatino. La piana di Catania (’a Chiana) è una tra le più estese aree coltivate della Sicilia e la sua zona più vicina al mare costituisce l’oasi del Simeto, riserva regionale di circa 2.000 ettari istituita nel 1984. L’Oasi del Simeto prende nome dal fiume Simeto, il più importante dell’isola, che sfocia a sud della città. Catania si affaccia sul mar Ionio con il golfo che prende il suo nome. Inoltre intorno al vulcano sorge un’altra famosa area naturale protetta, quella del Parco dell’Etna.

Il territorio è prettamente pianeggiante a sud e sud est, e montuoso a nord per la presenza del vulcano Etna. Il nucleo originario della città era situato su un colle che corrisponde all’odierna piazza Dante, dove sorge l’ex-monastero dei benedettini. L’unico altro rilievo importante è la collina Santa Sofia, dove sorge la Cittadella Universitaria, al confine con Gravina, comune del vasto hinterland.

Cattedrale di CataniaIl verde pubblico è costituito dai parchi situati all’interno della città. Sono cinque quelli di una certa grandezza e importanza: il Giardino Bellini, detto ‘a villa o Villa Bellini e dedicato a Vincenzo Bellini, il Giardino Pacini, detto Villa ‘e varagghi (cioè “degli sbadigli”, perché frequentata soprattutto da pensionati e da sfaccendati in genere), il Parco Gioeni (situato a nord, alla fine della via Etnea), il Parco Falcone e Borsellino (a nord del Corso Italia) e il Boschetto della Plaia (nella zona tra l’Aeroporto Vincenzo Bellini e la città).

La città è attraversata da un fiume sotterraneo, l’Amenano. In passato, poco fuori le mura ad ovest, si poteva trovare il lago di Nicito, al fiume collegato e ormai coperto dalla colata lavica del 1669 (l’omonima via ne ricorda l’ubicazione). Attualmente, l’Amenano si rende visibile all’Acqua a linzolu, fontana in marmo bianco che sorge tra la Pescheria e la piazza del Duomo e nei sotterranei del locale Ostello Agorà. Ma è stato tutto il territorio circostante a mutare profondamente in seguito a calamità naturali come questa: la costa a nord del porto è appunto una scogliera sorta in seguito alle varie colate laviche, in epoca storica nel 1169, 1329 e 1381, anno in cui venne coperta anche parte dell’antico Porto Ulisse; tale tratto di costa è chiamato appunto La Scogliera e comprende la famosa spiaggetta di San Giovanni li Cuti). L’area a sud del Castello Ursino, un tempo a picco sul mare, è invece il prodotto dell’enorme colata del 1669 che accerchiatolo si spinse per qualche chilometro verso il mare. La costa a sud del porto venne profondamente modificata formando il litorale attuale (la Plaia) che è, invece, sabbioso .

da wikipedia

ITINERARI CONSIGLIATI NELLA PROVINCIA DI CATANIA

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Morgantina

Morgantina

Le più antiche tracce di frequentazione del sito di morgantina appartengono alla prima età del bronzo (2100 -1600 a.C.), epoca a cui risale un villaggio di capanne circolari e rettangolari che occupò il colle di Cittadella (contrada “Terrazzi di San Francesco”). Il villaggio appartenne alla Cultura di Castelluccio, caratterizzata da un’elementare organizzazione civile, su base tribale, e dal possesso di rudimentali tecniche di artigianato domestico e agricole e alla successiva cultura di Thapsos.

Nel sito di morgantina sono state rinvenute anche ceramiche micenee e submicenee. Teatro Greco

A partire dal XIV secolo a.C. sino al XI secolo a.C. la popolazione dei Siculi (Sicilia), provenienti dall’Italia centrale, raggiunse in ondate successive la Sicilia orientale, cacciando gli indigeni nella parte occidentale. Secondo la leggenda un gruppo di Morgeti guidato dal mitico re Morges, fondò nel X secolo a.C. la città di Morgantina, sul colle della Cittadella. Per oltre trecento anni i Morgeti occuparono il luogo, integrandosi con le altre popolazioni affini dell’interno e prosperando grazie allo sfruttamento agricolo della vasta pianura del Gornalunga.

Nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., era iniziata in Sicilia la colonizzazione greca e verso la metà del VI secolo a.C. Greci di origine calcidese giunsero a Morgantina risalendo la valle del Simeto e del suo affluente Gornalunga; si insediarono nella città convivendo abbastanza pacificamente con i precedenti abitanti, come sembra testimoniare la mescolanza di elementi culturali nei corredi funebri.

La città sembra venisse distrutta una prima volta alla fine del secolo, ad opera del tiranno di Gela, Ippocrate. Nel 459 a.C., la città venne presa e distrutta da Ducezio, condottiero dei Siculi, durante la rivolta contro il dominio greco e fu probabilmente in seguito abbandonata come centro abitato.Venere di Morgantina

La città si estende su una piccola pianura delimitata da dolci colline. Al centro del pianoro si trova l’Agorà dominata dall’alto dal “colle della Cittadella”, sede dell’Acropoli. Il sito, prima di essere colonizzato dai greci, presentava insediamenti preistorici di età castelluciana e dell’Età del Bronzo. Fu nel IX secolo a.C. che arrivarono i Morgeti (da cui Morgantina prende il nome). Testimonianze del periodo di colonizzazione da parte di questo popolo si trovano nell’area dell’Acropoli: capanne a pianta quadrata appartenenti ad un villaggio agricolo.

Nel IV secolo a.C. i coloni Calcidesi di Catania ingrandiscono il sito. Nel 211 a.C. , durante le guerre puniche, Morgantina si schiera con i Cartaginesi e questo provoca la sua distruzione da parte dei Romani.

Lungo il perimetro dell’area archeologica sono visibili le antiche mura di cinta che, seguendo l’orografia della zona, hanno un andamento piuttosto frastagliato. Le mura non presentavano torri, solo alcuni baluardi, e si aprivano in corrispondenza delle quattro porte. Sull’Acropoli, oltre alle succitate capanne morgetiche, si trovano i resti più antichi della città, compresa l’area sacra. L’area sacra comprende dei piccoli templi ed il naiskos arcaico, un grande tempio lungo all’incirca 32 metri risalente al VI secolo a.C. Ai piedi della collina dell’Acropoli si trova il quartiere residenziale.

Qui sono state rinvenute lussuosi esempi di abitazioni con pavimenti a mosaico e pareti affrescate: la Casa del Capitello Dorico, famosa per la sua iscrizione musiva EYEKEY (Stai bene!) sul pavimento in cocciopesto;

la Casa di Ganimede, che prende il nome dal mosaico rinvenuto al suo interno raffigurante il ratto di Ganimede; altre abitazioni degne di nota sono la Casa dei capitelli tuscanici e la Casa del Magistrato, entrambe con decorazioni musive e parietali.

La zona più interessante di Morgantina è certamente l’Agorà, disposta su due livelli (quello inferiore riservato ai riti sacri, quello superiore per fini commerciali e pubblici) collegati da una grande scalinata. Quest’ultima è molto particolare perchè consta di tre lati che formano così in basso uno spazio probabilmente usato per le riunioni cittadine, come Ekklesiasterion, o per momenti di culto vista la vicinanza con il Santuario delle Divinità Ctonie, Demetra e Kore.

Contemporaneo alla scalinata è senza dubbio il Teatro Greco. La sua cavea semicircolare consta di 15 gradini ed è suddivisa in sei settori; è probabile che le scalinate in pietra continuavano con delle strutture in legno per aumentare la capienza del teatro (5000 posti circa).

Il Santuario delle Divinità Ctonie ha una pianta trapezoidale ed è all’interno di questo edificio che sono stati rinvenuti dei busti votivi policromi che raffigurano Demetra. Accanto al teatro greco, più a est, si trova il granaio pubblico; risalente al III sec. a.C. ha una pianta rettangolare. I resti di due fornaci all’interno dell’edificio sono la prova dell’esistenza in città di fabbriche di vasi in ceramica.

La terrazza superiore dell’Agorà è delimitata da tre portici monumentali con colonne (stoà); uno con funzione di ginnasio, uno adibito a fini commerciali, l’altro per riunioni pubbliche. Al centro di questa terrazza dell’Agorà si trova il Macellum, del II secolo a.C. ; l’edificio ha pianta quadrata ed è l’esempio più antico di macellum a noi pervenuto. I reperti archeologici rinvenuti nell’area archeologica di Morgantina sono conservati nel piccolo ma interessantissimo Museo Archeologico nella vicina Aidone. I reperti custoditi vanno dall’età del Ferro al I secolo a.C.

VISITA
Gli scavi si estendono in una piccola vallata e sulle due colline che la racchiudono. Si delineano l’agorà, un piccolo teatro e, sulla collina a nord, alcuni mosaici al riparo sotto tettoie.

COME SI RAGGIUNGE

Giungendo dall’ autostrada Palermo-Catania, dallo svincolo di Mulinello, si va in direzione Piazza Armerina. Uscendo dallo svincolo della superstrada Enna-Gela, prima di arrivare a Piazza Armerina si imbocca la S.S. 288 circondata da parchi naturali di pini ed eucalipti. A 6 Km appare Aidone. Il viale di ingresso culmina nella CHIESA DI S. MARIA LA CAVA, meta di migliaia di pellegrini che da ogni parte della Sicilia vengono a venerarvi il simulacro miracoloso di S.FILIPPO APOSTOLO.


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Neapolis Siracusa

La fama di Siracusa è legata alla sua storia greca, quando la polis comandava sui mari insidiando la potenza di cartaginesi e romani fino a diventare il primo grande impesiracusa neapolisro d’occidente. Di quell’epoca restano molte testimonianze, come la famosissima Fonte Aretusa, una fonte d’acqua dolce nel cuore di Ortigia, legata al mito di Aretusa e Alfeo celebrato da tanti poeti e scrittori e l’Acquedotto Galermi.

Nell’area archeologica della Neapolis, l’antico cuore della città si trovano il Teatro greco, dotato di un’eccellente acustica era sede di rappresentazioni oratorie e teatrali, animando la vita politica e culturale della città. Ad oggi esso è il fulcro delle rappresentazioni classiche dell’INDA. Anche l’Orecchio di Dionisio, cavità artificiale ricavata dall’estrazione della pietra, è spesso sede di spettacoli estivi di grande suggestione. A pochi passi si trova anche l’Ara di Ierone un altare monumentale voluto da Gerone II.

La città era anticamente difesa da una cinta muraria che aveva il suo apice nel Castello Eurialo, unico esempio di fortezza greca ancora intatta e mai espugnata, che dominava la città nel punto più avanzato. Per la sua costruzione e per la costruzione degli altri templi di epoca greca furono edificate diverse latomie, di cui la più famosa è la Latomia dei Cappuccini nella quale vennero rinchiusi i soldati prigionieri della guerra con Atene, lasciati morire di fame e stenti.

Siracusa possiede anche alcuni templi parzialmente intatti, di cui il più famoso è il Tempio di Apollo,il più antico della Sicilia e collocato in Ortigia; mentre il Tempio di Zeus detto “rui culonne” (due colonne) perché dell’intera costruzione restano in piedi solo due colonne, risulta essere il secondo tempio più antico della città. La stessa Cattedrale non è altro che lo splendido Athènaion fatto erigere da Gelone dopo la vittoria di Himera: entrandovi si ripercorre la storia della religione in Occidente: dal naòs (la cella del tempio greco) è stata ricavata la navata centrale, mentre il perimetro delle navate laterali è segnato dalle possenti colonne doriche dell’antica peristasi.

da wikipedia
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Siracusa

La Provincia di Siracusa confina a nord e nord-ovest con la Provincia di Catania, ad ovest con la Provincia di Ragusa, mentre ad est ed a sud è bagnata rispettivamente dai mari Ionio e Mediterraneo. La Provincia di Siracusa rappresenta un fondamentale riferimduomosirento commerciale grazie al porto di Augusta, nonché un notevole polo d’attrazione turistico ed archeologico. Il capoluogo è inoltre un importante snodo stradale e ferroviario della Sicilia. Infine, in essa è presente il più alto numero di riserve naturali della regione. 1. La zona nord (Lentini, Carlentini e Francofonte) appartiene alla Valle del Simeto, altrimenti detta Piana di Catania, caratterizzata dall’affiorare dei territori lavici ideali per le colture agrumicole. 2. L’altopiano ibleo si distingue per l’aspetto prevalentemente agricolo del territorio, segnato dai solchi delle cave e dalla presenza di vasti campi chiusi da caratteristici muretti a secco. 3. La sub-regione dell’Anapo, comprende la parte centrale del territorio della Provincia, dove è più intenso l’insediamento umano. Essa presenta una linea di costa ricca di insenature e di ripari naturali (il Golfo di Augusta, Punta d’Izzo, il Porto Grande di Siracusa, Ortigia) ed un articolato sistema di aree pianeggianti e collinari che fungono da collegamento con l’area iblea. 4. Il cono sud, fortemente condizionato dall’azione delle acque: da una parte, la presenza del mare, che con le sue infiltrazioni salmastre penetra nella falda acquifera costiera creando il fenomeno dei pantani; dall’altra, i torrenti che modellano il tavolato carsico su cui scorrono. Le diverse riserve naturali e aree di interesse naturalistico, fanno di Siracusa la provincia siciliana con il maggior numero di aree protette. In via di istituzione sono, poi, il Parco Nazionale dei Monti Iblei, previsto con un emendamento alla Legge finanziaria del 2007; nonché la Riserva naturale orientata di Capo Passero, il cui decreto istitutivo, emesso nel 1995, per garantire la salvaguardia e la conservazione dell’intera area, è stato bloccato da una sentenza del TAR, a seguito di ricorso presentato dal proprietario dell’area in questione. Infine il turismo, risorsa in costante crescita in tutta la provincia, trainato soprattutto dalle attrattive del capoluogo. Negli ultimi anni, poi, con i molteplici investimenti effettuati in questa direzione, si è avuto un aumento della ricettività alberghiera con la presenza di 4.798 posti letto per 2.671 camere, suddivisi tra alberghi, bed and breakfast e villaggi turistici. Il flusso più intenso, ovviamente, riguarda il capoluogo ed i siti facenti parte della lista dell’UNESCO, (Noto, Palazzolo Acreide e Pantalica), nonché le zone balneari (Noto, Avola, Portopalo, Fontane Bianche, Arenella, Marzamemi, Brucoli e Agnone Bagni) che richiamano presenze stagionali dal nord Italia e dall’estero; ma anche le aree archeologiche (Leontinoi, Akrai, Megara Iblea, Eloro, Avola antica, Noto antica), oltre alle anzidette riserve naturali. Il folklore è ben presente in quasi ogni Comune, con le feste patronali, le sagre e le manifestazioni In questa Pagina troverete abbinato ad ogni itineraneo Agriturismi,bed and breakfast,hotels,ritoranti pizzerie,casa vacanze ecc..

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Ragusa Ibla

Ragusa (Raùsa in siciliano) è un comune di 72.824 abitanti, capoluogo dell’omonima provincia in Ragusa Ibla, è situata nella parte meridionale dei monti Iblei e rappresenta il settimo comune della regione per numero di abitanti. È il comune più ricco dell’isola e fra i più agiati del meridione.[3]È chiamata la “Città dei ponti” per la presenza di tre strutture, molto pittoresche, ma è stata definita anche da letterati, artisti ed economisti come “l’isola nell’isola” o “l’altra Sicilia” [4], grazie alla storia e ad un contesto socio-economico molto diverso dal resto dell’isola; nel 1693 un devastante terremoto causò la distruzione quasi totale dell’intera città, mietendo più di cinquemila vittime. La ricostruzione, avvenuta nel XVIII secolo la divise in due grandi quartieri; da una parte Ragusa superiore, situata sull’altopiano e dall’altra Ragusa Ibla; sorta dalle rovine dell’antica città e ricostruita secondo l’antico impianto medioevale. I capolavori architettonici costruiti dopo il terremoto, insieme a tutti quelli presenti nel Val di Noto, hanno dato vita ad uno dei più grandi siti UNESCO del mondo.
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Enna

enna

Enna (Ennaan per i Sicani, Henna per Greci e Romani, Castrogiovanni dall’età araba all’inizio del XX secolo) è un comune di 28.106 abitanti

Fino al 1926 nota con il nome di Castrogiovanni, già in provincia di Caltanissetta la città è inoltre celebre sotto i motti di Urbs Inexpugnabilis, come i romani la definirono per la sua imprendibilità, Ombelico di Sicilia, grazie alla sua centralità geografica rispetto all’Isola, e Belvedere di Sicilia, per le superbe vedute panoramiche che da qui si hanno su gran parte della regione.

Dopo un passato glorioso che la vide, già da oltre tre millenni orsono, roccaforte privilegiata per sicani, greci, romani, bizantini, arabi, normanni, svevi e aragonesi, Enna vive oggi un periodo di rinnovato sviluppo e accresciuto prestigio sul piano nazionale ed internazionale, grazie principalmente alla sua moderna università, al suo Autodromo di Pergusa in cui si disputarono numerosi gran premi della Formula 3000 e della Formula 2 (Gran Premio di Enna), ed al suo polo industriale, nel quale è prevista nel futuro la realizzazione di un impianto per la produzione di energia elettrica attraverso lo sfruttamento delle biomasse, ma grazie altresì alle grandiose tracce che una storia lunga e fiorente vi hanno impresso, che si rivelano nel suo castello, nelle sue torri, nei suoi quartieri più antichi e nel centro storico ricco di grandi chiese, pregevoli palazzi ed eccezionali belvederi.
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